Interview #22

Lorenza Longhi

* Il testo che segue è l’edit di un’intervista del 2016. La versione integrale è stata pubblicata in PANORAMA (DIORAMA editions).
* Attualmente, Lorenza Longhi è di base tra Losanna e Milano.

Lorenza Longhi (Lecco, 1991) ha studiato presso l’Accademia di Brera (Milano). Il suo lavoro è stato esposto presso Palazzo Pepoli (Bologna); Armada, Fanta Spazio, Il Mercatino di via Zuretti e Viafarini (Milano). È co founder di Armada.

Vuoi raccontarci degli abiti che produci? La maglia da basket, le gonne, i top, a quali personaggi si associano e in che luoghi le scatteresti?

Sto portando avanti da un po’ di tempo il progetto Empathy Is Performing e gli abiti ne fanno parte. Sto sviluppando dei veri e propri personaggi, alcuni svolgono un lavoro specifico, altri si trovano in una determinata situazione; quello che sto facendo è creare delle ‘divise da lavoro’ ad hoc per ognuno di loro. Sono personaggi fittizi, un po’ romanzati; c’è una gallery girl, un insegnante di nuoto e i componenti della squadra di basket di un carcere. Ognuno di loro ha cose che ama, scrive poesie e ha un’estetica di riferimento. A conclusione del lavoro ho scattato una serie di foto per permere ad ogni personaggio di emergere nella sua completezza, dei veri e propri ritratti. Ogni personaggio ha bisogno del suo contesto per completarsi al meglio.

Parliamo di disegno partendo dagli schizzi correlati alle tue produzioni, per arrivare ai tuoi acquerelli e alla scultura delle candele.

I disegni e le sculture di creta, che al momento dello studio visit erano niente più che il risultato di forme che avevo in mente, ed oggetti che volevo indagare, si sono evoluti moltissimo. I disegni che avete visto sono il substrato di quello che è oggi una scultura. Mi chiedo fino a che punto dovrei avere pazienza e tenere segrete alcune cose, spesso sono impaziente con le cose che faccio, vorrei che fossero subito giuste; vi ho mostrato quei disegni che ritenevo quasi senza importanza, e invece oggi mi accorgo di quanto siano stati fondamentali per lo sviluppo di un progetto a cui invece tengo molto.

Spesso lavori su tendaggi: nel tuo studio ne abbiamo visto uno con un pattern a mattonella. In effetti i dettagli da trekking ricorrono spesso: corde, reti, anelli: perché?

Sono elementi che ho bisogno di indagare. Cerco di avere molti materiali duttili nel mio studio, mi ci devo acclimatare per poterli utilizzare con consapevolezza. Corde, reti e anelli da scalata si prestano molto bene ad essere sfruttati per varie prove e test. Posso stendere e strutturare un tessuto in molti modi grazie a questi strumenti. Mi piace l’idea di tool, di elementi funzionali che permettono a qualcos’altro di essere utilizzato. Recentemente ho smesso di acquistare anelli e moschettoni da eBay o Amazon e ho iniziato a produrli io, sono fatti di stagno.

Puoi parlarci della tua ricerca sulle sculture “simil zeppe” e il simbolismo degli oggetti del passato?

Le zeppe erano un simbolo fortissimo. In un certo senso chi le possedeva affermava molte cose, diceva di essere parte di qualcosa, avevano lo stesso potere che oggi hanno Nike o Prada, HBA o Vetements. A prescindere però dal momento di successo di un marchio, quello che cerco è il potere che certi oggetti/simboli ci conferiscono. Sono il terreno su cui sono cresciuta, letteralmente. Volevo cercare di applicare questo pensiero a delle sculture andando a creare basamenti, plinti, che avessero l’aspetto un po’ plasticoso delle zeppe degli anni ‘90. Come se una scultura fosse un corpo e il basamento la sua scarpa dai poteri magici. Ragionavo su come una scultura potesse cambiare su quel tipo di basamento anziché su uno più neutro.

Hai lavorato alla grafica di alcuni libri T.A.M.: in che modo il design editoriale ti interessa?

Il design editoriale mi interessa molto, credo sia una parte molto importante della mia pratica artistica. Anche solo per fare il proprio portfolio bisogna prendere delle decisioni sulla grafica che influenzano il modo in cui il lavoro viene percepito. Nei miei progetti inoltre c’è sempre una parte di grafica che non è secondaria alla produzione degli abiti e delle fotografie. L’aspetto grafico è ugualmente importante nell’economia del lavoro.

Vuoi accennare qualcosa alla tua esperienza in Armada anche in relazione agli altri componenti del gruppo?

Siamo un gruppo di amici, insieme ci confrontiamo, siamo aperti a diverse idee e ne discutiamo. Abbiamo un’attitudine proattiva e da Armada cerchiamo di proporre degli artisti che desidereremmo vedere a Milano, considerando allo stesso tempo ciò che la città offre.

I tuoi luoghi di riferimento a Milano. Bar, gallerie, spazi vari?

Il Johann Sebastian Bar per il karaoke, il Circolo dei Combattenti per il ping pong, T.A.M. per i libri e magazine, Marios per gli abiti, il bar Quadronno per un panino come si deve.

Siamo a Centrale, anzi oltre Centrale: perché hai scelto questa zona e come credi si stia sviluppando geograficamente Milano?

Sì, siamo praticamente all’inizio della Martesana. È una zona molto pacata, c’è l’indispensabile. Ci sono anche realtà molto divertenti: c’è il Rock and Roll, un locale pieno zeppo di metallari dove praticamente ogni superficie interna è stata decorata con ritagli di riviste rock, sui tavolini ti trovi la faccia dei Kiss e degli Iron Maiden, in bagno le locandine dei concerti. NoLo è il nuovo quartiere di ‘artisti e designer’ praticamente in via Padova, forse il prossimo sarà Centraly.